A Napoli il caffè non si beve: si offre, si condivide, si ritualizza. "Ci pigliamo un caffè" raramente significa solo bere caffè — significa vediamoci, parliamo, stiamo insieme. È la moneta sociale della città.
La cuccuma: la caffettiera napoletana
Prima della moka esisteva 'a cuccuma, la caffettiera napoletana. Funziona per gravità, non per pressione: si mette l'acqua nella parte inferiore, la polvere nel filtro centrale, e quando l'acqua bolle si capovolge l'intera caffettiera. L'acqua scende lentamente attraverso il caffè, per infusione. È un metodo più lento e più delicato, che dà un caffè meno amaro.
Il gesto di girare la cuccuma è entrato perfino nel teatro: in "Questi fantasmi" di Eduardo, il monologo del caffè sul balcone è una delle pagine più celebri della napoletanità.
Il rito della tazzina
Il caffè napoletano ha delle regole non scritte:
- La tazzina va scaldata con acqua bollente prima di versare il caffè, così non si raffredda.
- Si serve corto e denso, con la sua "crema" naturale.
- Molti bar tengono lo zucchero già dentro: è la famosa "nocciola", il caffè zuccherato al punto giusto senza doverlo mescolare.
Il caffè sospeso
È la tradizione più bella: il caffè sospeso è un caffè pagato da chi può permetterselo e lasciato "in sospeso" per chi verrà dopo e non potrà pagarlo. Un gesto di generosità anonima, nato nei quartieri e diventato simbolo di solidarietà in tutto il mondo.
Una tazzina da appendere
Il caffè è forse il gesto più napoletano che esista. Per questo lo abbiamo celebrato in due poster — Caffè e Fanucafè — perché anche una tazzina, a Napoli, racconta una città intera.